La città più improbabile del mondo
Per capire Iquitos bisogna accettare una premessa assurda: alla fine dell'Ottocento, in una città che allora non aveva strade e che ancora oggi non ne ha, a migliaia di chilometri risalendo il fiume, vissero alcune tra le persone più ricche del continente. Il motivo fu il caucciù. Tra il 1880 e il 1914, la domanda mondiale di gomma, destinata agli pneumatici di un mondo che scopriva la bicicletta e l'automobile, trasformò l'Amazzonia in un Klondike tropicale e fece di Iquitos la sua capitale peruviana.
I baroni del caucciù mandavano a lavare le camicie in Europa, racconta la leggenda locale. E anche se la leggenda esagera, i fatti accertati sono quasi altrettanto stravaganti: dimore rivestite di azulejos portoghesi arrivati via nave, una casa di ferro disegnata in Europa e montata pezzo per pezzo davanti alla piazza, e un'ambizione lirica degna di Parigi nel cuore della foresta. Poi, nel 1914, le piantagioni asiatiche di caucciù fecero crollare i prezzi e la festa finì in fretta tanto quanto era cominciata. Ciò che ne è rimasto è proprio quello che oggi si percorre a piedi.
Fitzcarrald, l'uomo reale dietro il mito
Prima di diventare un film, fu una persona in carne e ossa: Carlos Fermín Fitzcarrald, un imprenditore peruviano del caucciù che, negli anni Novanta dell'Ottocento, fu protagonista di una delle imprese logistiche più deliranti di tutta la storia amazzonica. Fece smontare un battello a vapore e lo trasportò via terra attraverso un istmo che separava due bacini fluviali, per aprire una nuova rotta del caucciù. Morì giovane, annegato in un naufragio, e il suo cognome rimase a galleggiare nella mitologia della foresta, guadagnando lungo la strada una grafia alla francese: Fitzcarraldo.
Herzog e il film impossibile
Quasi un secolo dopo, il regista tedesco Werner Herzog sbarcò a Iquitos per girare Fitzcarraldo (1982), liberamente ispirato a quell'impresa: un sognatore ossessionato dall'idea di costruire un teatro d'opera nella foresta che, per riuscirci, deve far passare un battello a vapore al di sopra di una montagna. Fedele alla sua fama, Herzog rifiutò ogni trucco: trascinò una nave vera su un pendio vero, in una delle riprese più leggendarie e travagliate della storia del cinema. Furono anni di produzione nel cuore della selva peruviana, con un Klaus Kinski in piena combustione e un caos tanto epico da generare un suo documentario (Burden of Dreams).
Per i cinefili che approdano a Iquitos, la città è la scenografia reale di quell'ossessione: il fiume, i vapori arrugginiti, le vecchie case decadenti del caucciù. Il film ha dato al mito una seconda vita, e alla città un motivo di pellegrinaggio che non si è mai spento.
L'itinerario a piedi: due ore attraverso la febbre del caucciù
1. Plaza de Armas e Casa de Fierro. Il punto di partenza obbligato: la struttura metallica attribuita allo studio di Gustave Eiffel, acquistata in Europa durante la febbre e assemblata pezzo per pezzo davanti alla piazza. Oggi ospita negozi; il bello sta nel contemplarla immaginando il viaggio che ogni lastra di ferro ha compiuto per arrivare fin qui.
2. Calle Próspero e gli azulejos. Percorri gli isolati commerciali osservando le facciate: gli azulejos portoghesi e spagnoli che rivestono le antiche case dei baroni sono la firma visiva del boom. Ogni facciata piastrellata fu una dichiarazione di ricchezza in un luogo dove perfino il mattone era importato.
3. Malecon Tarapacá, le dimore e l'ex Hotel Palace. Il balcone della città sul fiume raccoglie le residenze più ambiziose, compreso l'edificio art nouveau dell'ex Hotel Palace, ai suoi tempi l'alloggio più lussuoso di tutta l'Amazzonia. Il contrasto del marmo europeo davanti al fiume sterminato è l'immagine che riassume quell'epoca.
4. Belen, la fine del miraggio. L'itinerario si chiude là dove la ricchezza non arrivò mai: il quartiere galleggiante di Belen e il suo mercato, l'Amazzonia senza azulejos. È il contrappunto onesto della passeggiata e, per molti, la sua parte più memorabile. Trovi la visita completa nella guida al mercato di Belen.
Il percorso completo richiede circa due ore, a un ritmo da fotografo. Affrontalo di prima mattina o a partire dalle 16, perché qui il mezzogiorno non perdona, e concludilo con un tramonto sul malecon.
Per continuare a tirare il filo
Se la storia ti ha conquistato: questo itinerario si incastra alla perfezione come un pomeriggio del programma di 24-48 ore a Iquitos, mentre la guida completa della città aggiunge il contesto di tutto quello che resta da scoprire. La cena a tema viene da sé: pesci di fiume e cucina amazzonica in centro, e la guida gastronomica dice esattamente dove andare.
E un dettaglio che ci piace raccontare: il Bora Hotel Iquitos si trova nel pieno cuore storico, a pochi minuti da ogni tappa di questo itinerario, in Calle Raimondi 363, vicinissimo alla Plaza de Armas e al malecon. Dormi, letteralmente, dentro lo scenario del film, senza dover trascinare alcun battello su alcuna montagna. Le camere, questo sì, sono dotate di aria condizionata: su questo punto, almeno, abbiamo superato i baroni del caucciù.


